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Fondazione Molise Cultura, mostra antologica di Gino Marotta. Evento di respiro internazionale

Gino Marotta: un progetto, quello di un percorso espositivo negli spazi della Ex Gil, al quale il grande Maestro ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni
Gino Marotta: un progetto, quello di un percorso espositivo negli spazi della Ex Gil, al quale il grande Maestro ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni

Resterà aperta fino al 28 febbraio 2014 la mostra antologica di Gino Marotta,  allestita  presso gli splenditi spazi  del Palazzo della Ex Gil di Campobasso, inaugurati proprio per l'esposizione delle opere del grande Maestro campobassano, uno dei più noti artisti italiani in campo internazionale, scomparso lo scorso anno.
La mostra - curata da Lorenzo Canova, docente di storia dell'arte contemporanea dell'Università del Molise e Sovrintendente della Fondazione Molise Cultura - nasce come un grande omaggio a Gino Marotta nella sua regione e nella sua città di nascita, ad un anno esatto di distanza dalla sua scomparsa, e sviluppa un progetto, al quale ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni, pensato proprio per gli spazi del Palazzo della Ex GIL, cui l'artista era particolarmente legato. 
 
Raccolte intorno ad otto grandi installazioni, sono esposte sessanta grandi opere pittoriche e scultoree di Marotta che coprono più di cinquanta anni di lavoro, dal Bandone del 1958 fino al Cronotopo virtuale del 2011, in un percorso che non rappresenta solo un dovuto tributo a un grande protagonista della cultura italiana ed internazionale, ma una dimostrazione tangibile della vitalità creativa e della grande forza costruttiva  di un uomo che ha sempre saputo rinnovarsi e mettersi in gioco, cercando sempre nuove soluzioni tecniche, formali e concettuali. 
 
E' possibile, dunque, ammirare una splendida selezione dei metacrilati di Marotta: palme, siepi e querce che sorgono dal pavimento, foreste di menta che inquadrano lo spazio in un modulo cubico, rinoceronti, giraffe e tigri che in un cono temporale riportano fino al paleolitico, cicloni e alberi elettrici che seguono il tracciato del laser in pulsanti vibrazioni di led luminosi. 
 
Il risultato di questa mostra rispecchia  pienamente l'idea di apertura e sconfinamento che ha sempre segnato il lavoro di Marotta, seguendo la visione di sviluppo del futurismo elaborata nel fecondo clima della Roma degli anni Sessanta di cui l'artista è stato uno degli assoluti protagonisti, elaborando tra i primissimi i codici fondanti dell'environment, di quell'opera-ambiente i cui spazi immersivi devono assorbire e coinvolgere  totalmente  lo  spettatore  in  modo  multisensoriale, come  accade  nella  sua  Foresta  di  Menta  del 1968. Questo capolavoro apre non a caso la mostra di Campobasso per fare entrare gli spettatori nel mondo magico dell'artista, assorbendoli nel suo avvolgente abbraccio fatto di liane artificiali, di profumi e sapori, fondendo l'elemento visivo, tattile, olfattivo e gustativo. 

 
Effetto stupefacente: gli spazi aperti della Ex Gil, dove le opere "dialogano" liberamente tra loro
Effetto stupefacente: gli spazi aperti della Ex Gil, dove le opere "dialogano" liberamente tra loro

L'esposizione, nei suoi spazi aperti dove le opere conversano liberamente tra loro, dimostra ancora una volta come Marotta sia stato uno dei veri artisti totali del secondo Novecento, prosecutore della visione dell'artista polimorfico rinascimentale e barocco, capace di fondere pittura, scultura e architettura, di raggiungere il design e di contribuire all'apertura verso l'opera  ambientale e la dimensione dello spettacolo, in una declinazione anche elettronica, con l'uso del neon prima e poi con i led delle sue ultime opere che pulsano nel buio come costellazioni artificiali nate dal suo pensiero costruttivo.
 
Si possono ammirare anche i grandi quadri degli ultimi anni in cui Marotta gioca con il suo mondo iconografico componendo opere di misteriosa sospensione dove tutto viene preso da un vento enigmatico di leggerezza che fa volare le cose nel turbine leggero e fremente di una stesura lieve e raffinatissima formata su una visione composita e impalpabile, allo stesso antica nel suo rigore e futuribile nella sua visionarietà iconica.
 
Nella fusione di tutti questi  elementi di questa opera unica e aperta, i diversi capitoli tracciati da Marotta si stagliano con energia nelle prospettive tese e rilucenti delle sale rinnovate della Ex GIL, dialogano con lo spazio e formano nuove relazioni tra le loro modulazioni e il loro impianto costruttivo, i colori acidi e squillanti si armonizzano con le oscure trasparenze dell'Oasi d'ombra che si distende verso la Foresta di Menta e il Corteo di dromedari, i Fenicotteri artificiali sembrano essere volati via dall'Oasi coloratissima e rispecchiata nelle vetrate dell'Hortus conclusus con il suo serpente blu e la sua giraffa rosa che mangia un fiore, lirica anticipazione della Ninfea blu che sboccia nel buio con le sue onde azzurre riflesse nelle sculture di luce, vibrazioni ininterrotte del genio elettrico di Gino Marotta che continua ancora a regalare nuove visioni e nuove splendenti rivelazioni.